Le qualità di chi pratica yoga

Quali dovrebbero essere le qualità di chi pratica yoga?
Come spesso succede, comincio a pensare a un tema legato allo yoga, mi viene voglia di approfondire per scriverne qui sul blog, e vi rendo partecipi della cosa su Instagram, per raccogliere suggestioni, opinioni e parole.
E come sempre, anche questa volta mi avete dato tanta soddisfazione!
Ecco qualche vostro messaggio in risposta alla mia domanda di quali sono le caratteristiche, le qualità fondamentali che dovrebbe avere chi pratica yoga:
- Capacità di meravigliarsi, silenziando l’ego
- Pazienza e costanza, soprattutto verso se stessi
- Costanza, disciplina e arrendevolezza
- Mantenere la concentrazione
- Pazienza e ascolto, so-stare nel limite
- Perseveranza e curiosità
- Compassione
- Umiltà
- Consapevolezza di se stessi: a livello fisico e a livello psichico
- L’ascolto reale del corpo, non essere competitivi con gli altri, riconoscersi ogni giorno diversi
- La voglia di imparare, mettersi in gioco e riscoprirsi. Le qualità migliorano e si arricchiscono
- Equilibrio
- Costanza, per me la parte più difficile
- Ascoltare… e tante altre
- Perseveranza e accettazione
- Curiosità e umiltà
- Senza ego sul tappetino e umile verso la pratica
La prima e l’ultima delle vostre risposte parla di ego: ma cos’è questo ego da cui occorre allontanarsi quando si pratica?
Senza scomodare la psicanalisi (non è la mia materia e non ne sarei in grado) credo che il riferimento sia alla sottostima e alla sovrastima di noi stessi, intese entrambe come un ostacolo alla pratica.
In che senso?
Sminuirci (non ce la faccio) e svilire la necessità dell’impegno quotidiano (ormai sono già in grado) non aiutano la giusta pratica nello yoga: dovremmo essere un libro bianco non scritto, ogni giorno che stendiamo il tappetino. Con umiltà, ascolto e accettazione, proprio quella consapevolezza che deve profondamente farci calare nel contesto che stiamo vivendo, che sia fisico o che sia mentale.
L’esercizio della meraviglia
Prendo a prestito le parole della poetessa Chandra Candiani (ve ne parlai qui, in una delle primissime newsletter) perché avete anche scritto di come nella pratica sia importante farsi guidare dalla meraviglia. L’esercizio della meraviglia, appunto, di cui parla Chandra.
La capacità di meravigliarsi di fronte alla pratica significa avere un approccio di curiosità, di freschezza, come se ogni giorno fosse il primo. Un po’ come una lavagna vuota da riempire, un ricominciare da capo quotidianamente una volta steso il nostro tappetino.
Questo è importante perché la nostra situazione fisica e mentale oggi è in un modo, domani in un altro, per questo è utile “dimenticare” ciò che sappiamo o non sappiamo fare, e porci con umiltà di fronte alla pratica. Con stupore e meraviglia, appunto.
L’accettazione di sé
Dimenticarci un po’ di noi rende più facile l’accettazione di come stiamo e di cosa stiamo vivendo. Solo in questo modo riusciremo a essere in equilibrio con i nostri limiti di quel momento, con la nostra ansia e la paura di non farcela. Accettarsi significa andare oltre le frustrazioni dell’attimo, e riconoscere i benefici di praticare con quello che possiamo avere.
La fiducia verso la pratica
Spesso vi parlo di fede e di fiducia verso la pratica yoga, e in fondo è una qualità non dissimile da tutte quelle precedenti, anche quelle scritte da voi.
Avere fiducia nella pratica significa infatti essere pronte e pronti ad accoglierne i benefici anche quando questi non sembrano raggiungibili, perché non stiamo bene e ci troviamo in una situazione difficile, per qualsiasi motivo.
L’approccio alla pratica è fondamentale perché possiamo viverla nel modo migliore: dobbiamo avere fiducia nell’intero percorso, senza fermarci alle difficoltà di singoli passi e momenti, perché è nel processo intero che troveremo lo sviluppo fisico e mentale che stiamo cercando.
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