La mia India

La foto qui sopra vi fa già capire dove sono ancora con la testa, e dove sono stata, facendo passare un po’ troppo tempo, nelle ultime settimane: nella mia India.
Gli ultimi mesi del 2022 e questi primi del nuovo anno sono stati per me mesi particolarmente intensi: nuovi retreats da organizzare, quelli già programmati da definire, quelli imminenti da preparare e godere insieme, senza dimenticare la scuola a Faenza, con i suoi corsi.
Ho tirato la corda più del solito, perché sapevo che avrei avuto due settimane di stacco dal lavoro quotidiano qui, ma non da ciò che comunque fa parte della mia vita e delle mie giornate da tanti anni, ovvero -naturalmente- lo yoga.
È sempre indefinibile spiegare a chi mi sta accanto cosa significhi per me tornare, dopo 18 anni, nel paese che mi ha cambiato la vita.
Ho conosciuto l’India nel 2005, durante questo mio primo viaggio dopo la laurea, insieme a un’amica. È stato in quell’occasione che ho incontrato lo yoga Iyengar, grazie a Swati e Rajiv Chanchani. Ma non era l’obiettivo del mio viaggio, e pensare oggi che sarebbe diventato il cuore della mia vita mi fa sorridere.
Il programma era restare tre settimane, e così lei ha fatto.
Io sono rimasta tre mesi.
E così ho fatto per anni, ogni anno sono tornata, per la mia crescita nella pratica dello yoga e come persona. Un mese di pratica, quando potevo altrettanto e di più di viaggi per le sue terre, in mezzo alle persone, a respirare gratitudine, esperienza e umanità.
Credo che sia qualcosa di profondamente viscerale quello che mi ha legato a questo paese dal primo momento in cui mi ci sono immersa.
L’India per me è stata, e continua a essere, maestra, medico, terapeuta e fonte di conoscenza e consapevolezza
Grazie alla pratica dello yoga, che ha modificato il mio corpo, mi ha dato determinazione, coraggio e fiducia, insieme a calma e resistenza, così importanti per il mio equilibrio.
Un’esplorazione continua di me stessa, capace di restituirmi consapevolezza e attenzione, verso di me e verso gli altri e ciò che mi circonda.
Ma anche grazie al suo profondo essere, alla sua quotidianità, alla sua luce e ai suoi rumori.
Chi ha visitato questo paese probabilmente sa cosa intendo: senti e vedi l’umanità intera, attorno a te ogni sensazione è fortemente presente, la bontà, la cattiveria, l’odio, l’amore, la condivisione e la spiritualità.
La vedi e la senti in mezzo alla gente, al traffico, alla natura. Ovunque.
Quest’anno, dopo 10 anni, sono tornata nel luogo dove mi sono innamorata dell’Iyengar yoga, dove tutto è iniziato.
Praticare e uscire dal centro yoga, al tramonto, e camminare verso casa, avvolta da questa luce e grata alla pratica appena fatta: non so spiegarvi quanto tutto questo sappia mettermi in pace con me stessa e con ciò che mi circonda.

Ho bevuto acqua di cocco verde ogni mattina, iniziato le mie giornate con un Masala Chai, il tè nero misto a una miscela di spezie e latte, e Poha. Il Masala Chai è la bevanda nazionale, un po’ come per noi l’espresso, e io ne bevevo non meno di 3 al giorno, mentre il Poha è uno dei piatti tipici della colazione dell’India occidentale, un riso cotto in padella insieme ad altri ingredienti e spezie, che variano a seconda della regione, ma a cui non mancano mai cipolle e patate.
Ho camminato per le strade, ho (accuratamente) evitato le tantissime scimmie che si mescolano alle persone, ho girato come una pazza (felice) alla ricerca di luoghi di cui nessuno sapeva l’esatto indirizzo ma per cui tutti si premuravano di darmi informazioni, perlopiù sbagliate, ho fatto il mio primo safari e tanto altro che mi porto nel cuore.
E ora che sono tornata ho una nostalgia grande, anche se ciò che ho portato a casa, dentro di me, sa ripagarmi della malinconia.
Di certo non passerà troppo tempo, prima che ritorni nella mia India.

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